Le morti bianche

(foto da archivio storico Fiat)
Il problema dei morti sul lavoro è vecchio come il mondo. Qualsiasi attività lavorativa svolta implica un rischio intrinseco per lo stesso lavoratore. Tutti lo sanno ma nessuno ci fà caso, o forse, ci sentiamo così lontani dalla morte che pensiamo di non doverne fare i conti in qualsiasi momento della nostra vita.
Oggi sentiamo alla TV i nostri media che banchettano attorno all’incidente delle acciaierie ThyssenKrupp, propinandoci continuamente aggiornamenti, inutili, sulla vicenda. Ed allo stesso tempo danno la notizia, come se fosse di routine, di morti giornaliere sui cantieri d’Italia.
Ho paura che questo polverone, considerato il governo in carica, venga sedato con uno di quei decreti legge che non risolverà niente se non di aumentare inutilmente le responsabilità dei datori di lavoro(irrigidendo le loro posizioni).
Chi di voi ha letto la legge 626/94, si rende benissimo conto che non necessitano altre normative in merito, o al massimo sarebbero opportune delle distinzioni fra imprese industriali ed artigiani. Anzi ci sarebbe anche da cambiare i soggetti incaricati a vigilare e sanzionare a che le norme di sicurezza vengano rispettate. Infatti se si riuscisse a far rispettare la legge in vigore sia alle imprese che ai lavoratori, ne avremmo che gli incidenti sul lavoro, sopratutto mortali, diminuirebbero drasticamente.
Il problema fondamentale è che il lavoratore, in genere, omette l’utilizzo dei dispositivi di protezione. Vuoi perchè “non riesce a lavorare con i guanti”, o “le scarpe antinfortunistiche gli infiammano i piedi”, o “l’imbraco di sicurezza gli stà troppo largo, o troppo stretto”, insomma per molti svariati problemi questo benedetto operaio non riesce a lavorare in sicurezza. Sarà il caso di avvisare chi progetta, costruisce e vende i DPI che SONO SCOMODI!?
Quindi ci troviamo al solito punto. Per far indossare il casco ai motociclisti li abbiamo minacciati della confisca della loro moto, per far usare le cinture di sicurezza, mazzate di multe e punti sulla patente. Il problema si risolve, purtroppo, con punizioni esemplari, a patto che sia colpito chi trasgredisce la regola(in quanto NOI sappiamo bene come fregarcene quando non viene toccato il nostro portafogli).
1. Dunque, per far rispettare una norma bisogna multare pesantemente chi la commette.
Stabilito questo punto è necessario cercare un soggetto adatto ad infliggere la punizione, con l’autorità conferitagli ma sopratutto riconosciuta dal probabile punito.
Pensate un pò, una micro impresa formata da 5/10 persone, nella quale il numero di lavoratori non richiede una particolare organizzazione di ruoli e funzioni, dove il titolare dell’impresa lavora, giorno dopo giorno a stretto contatto con i propri dipendenti, dove il capo squadra è una figura che quasi non viene riconosciuta dagli stessi operai. In una situazione del genere provate ad infliggere o chiedere che qualcuno infligga delle sanzioni, provateci.
2. Nelle piccole imprese o laboratori artigiani il soggetto incaricato a vigilare e sanzionare non può essere scelto fra i componenti della stessa impresa.
Questo secondo punto è fondamentale, in quanto, come esposto prima, in ambienti di lavoro che si potrebbero assimilare fra quelli a conduzione familiare, non è possibile che un componente della famiglia denunci o infligga una multa al prorio fratello o cugino o parente che sia. Pertanto si rende necessaria una figura esterna all’ambito lavorativo abituale, che vigili ispezionando i cantieri senza preavviso e che punisca il solo responsabile della omesso utilizzo dei DPI, cioè l’operaio che ne è sprovvisto.
La condizione che abbiamo considerato pocanzi, potrebbe verificarsi anche in imprese con maggiore numero di dipendenti, ma che per il tipo di lavoro o di organizzazione adottata, i componenti di una squadra lavorano cosi a stretto contatto da instaurare un rapporto intimo e di reciproca fiducia che esclude la possibilità che uno di essi, se non il titolare dell’impresa, possa assolvere il compito di vigilare.
Con questo non voglio assolutamente scaricare i datori di lavoro dai loro doveri, che sono quelli di gestire le risorse umane con il buon senso e la coscienza di un buon padre di famiglia, voglio solo caricare i lavoratori della giusta responsabilità che gli consenta, quando non disponibili o non messi a disposizione dall’azienda, di chiedere a gran voce i dispositivi di protezione.
A questo proposito ho le mie idee, la legge vigente prevede che il datore di lavoro debba fornire a proprie spese i DPI, quando, sempre secondo me, sarebbe più giusto che ogni dipendente si munisse personalmente dei Dispositivi di Protezione Individuale, così da essere più responsabile e coinvolto nel loro utilizzo, per non parlare del fatto che se li farebbe durare molto tempo(quando quelli forniti dalle imprese, non si sà perchè, spariscono o si rompono di frequente).
Agosto 15th, 2008 at 6:50 am
c247t
Agosto 12th, 2009 at 7:50 pm
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